14 Maggio 2019
Etichettatura alimenti: basta bollino nero su olio, formaggio e prosciutto

Coldiretti dice no ai bollini allarmistici per i consumatori di tutto il mondo su olio extravergine, Parmigiano Reggiano o Prosciutto di Parma che rischiano di essere diffamati da sistemi di etichettatura alimentare ingannevoli.

Un tema di vitale importanza per il sistema produttivo di qualità made in Italy, rilanciato da Coldiretti in occasione della riunione a Ottawa, in Canada, del comitato etichettatura alimentare del Codex Alimentarius (organismo FAO) dedicato alla discussione ed eventuale adozione di linee guida sul Front of Pack Nutritional Labelling (FOP).

Comitato etichettatura Fao: i rischi per il made in Italy

Il rischio reale di questo appuntamento è che vengano promossi in tutto il mondo sistemi di informazione visiva come quello adottato in Cile, dove si marchiano con il bollino nero prodotti come il Parmigiano, il Gorgonzola, il prosciutto e, addirittura, gli gnocchi, sconsigliandone di fatto l’acquisto.

Oppure il caso dell’etichetta a semaforo adottata in Gran Bretagna, che finisce per escludere nella dieta alimenti sani e naturali da secoli presenti sulle tavole. Una mossa purtroppo favorevole al consumo di prodotti artificiali, dei quali spesso non si conosce nemmeno la ricetta.

Come funziona il semaforo “britannico”: il sistema di etichettatura identifica con il bollino rosso, giallo o verde il contenuto di nutrienti critici per la salute. Tuttavia, la grafica indica grassi, sali e zuccheri senza basarsi sulle quantità effettivamente consumate, bensì solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze, portando il consumatore a conclusioni fuorvianti.

Anche Coldiretti Brescia difende le eccellenze agroalimentari

Una problematica particolarmente sentita anche nel bresciano, dove troviamo tante eccellenze produttive legate a olio e formaggi. “Marchiare con il bollino nero un alimento come l’olio extravergine di oliva – interviene Nadia Turelli olivicoltrice e vice presidente di Coldiretti Brescia – significa colpire uno dei simboli della dieta mediterranea. Il rischio è quello di promuovere modelli di alimentazione errati, a scapito dei prodotti di qualità, genuini e veri, che sono il frutto della straordinaria biodiversità che il nostro Paese può vantare”.

Il dibattito globale: cibo sano significa equilibrio nutrizionale

Ad alimentare dibattito e timori per la filiera agroalimentare italiana, la bozza di documento del Dipartimento Nutrizione per la Salute e lo Sviluppo dell’OMS, pronta per la pubblicazione, redatta senza alcun processo di consultazione con gli Stati membri.

Il documento sostiene che “la profilazione dei nutrienti è la scienza che classifica gli alimenti a seconda della loro composizione nutrizionale”. Una definizione contestata dalla Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra: in una lettera al Direttore Generale dell’OMS, l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado ha richiesto formalmente l’eliminazione di tale riferimento “poiché è assolutamente infondato definire la profilazione dei nutrienti come una scienza”.

Ulteriore argomento a supporto “l’intrinseca difficoltà nel cercare di applicare a singoli prodotti agro-alimentari le raccomandazioni sull’assunzione totale dei nutrienti che sono invece pensate per essere applicate alla dieta nel suo complesso”, come sostenuto anche dall’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare.

In altre parole, secondo Coldiretti un corretto regime alimentare si fonda sull’equilibrio nutrizionale tra i diversi cibi consumati e non va ricercato sullo specifico prodotto. “Non esistono cibi sani o insalubri, ma solo diete più o meno sane” afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini: quanto trapelato dalla bozza del documento OMS comporta “un pericolo rilevante per il Made in Italy agroalimentare che nel 2018 ha messo a segno un nuovo record delle esportazioni a 41,8 miliardi”, conclude Prandini.

Basta bollini neri sul made in Italy: la richiesta di Coldiretti

Nel progetto di linee guida Codex, base di partenza della discussione canadese, si dice che l’etichetta nutrizionale può includere simboli, elementi grafici, testo o una combinazione di questi elementi, specificando che deve essere ben compresa dai consumatori e deve permettere loro di fare comparazioni all’interno e/o fra categorie di alimenti. Per questo il sistema di etichettatura deve considerare ricerche scientifiche ed empiriche sulla percezione da parte dei consumatori prima di essere implementato.

L’Unione Europea chiede esplicitamente l’esclusione di segnali di divieto o bollini neri/rossi sui prodotti tipici made in Italy dai sistemi di etichettatura adottati soprattutto in Paesi del Sud America, che accompagnano indicazioni quali “alto in zuccheri” o “alto in grassi”. Un marchio di infamia sulle principali specialità alimentari del made in Italy, che fondano il loro successo su tradizioni plurisecolari trasmesse da generazioni di agricoltori impegnati per mantenere le caratteristiche inalterate nel tempo.

Coldiretti sottolinea inoltre come questi sistemi premino cibi spazzatura, con edulcoranti al posto dello zucchero, per bocciare elisir di lunga vita come l’olio extravergine di oliva, simbolo della dieta mediterranea, ma anche i principali formaggi e salumi italiani.

Difendere la dieta mediterranea e l’export agroalimentare

L’esito dell’appuntamento canadese potrebbe discriminare quasi l’85% del valore del Made in Italy a denominazione di origine (Dop), che l’Unione Europea e le stesse istituzioni internazionali dovrebbero invece tutelare.

Basti pensare che nel 2018 le esportazioni di olio di oliva italiano in Cile sono calate dell’8%, ma sono in flessione anche quelle di grana padano e di parmigiano reggiano, secondo una analisi Coldiretti. Ecco perché risulta più che mai prioritario difendere il patrimonio agroalimentare alla base della dieta mediterranea, che ha consentito all’Italia di conquistare la vetta della popolazione più longeva in Europa. Con il 7% di ultraottantenni, il Belpaese supera Grecia e Spagna, vantando una speranza di vita tra le più alte a livello mondiale: 80,6 per gli uomini e 85 per le donne.

Un ruolo importante per la salute, riconosciuto con l’iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco, il 16 novembre 2010.

Continuando con la navigazione in questo sito, accordi l'utilizzo dei nostri cookie. Approfondisci

Le impostazioni dei cookie in questo sito sono impostate su "permetti cookie" per permettere la migliore esperienza di navigazione possibile. Se continui l'utilizzo di questo sito senza cambiare le impostazioni del tuo browser o se clicchi su "Accetto" confermai l'autorizzazione di tali cookie.

Chiudi