Il settore vitivinicolo della provincia di Brescia si conferma tra i pilastri più solidi e strutturati del vino bresciano , lombardo e nazionale. Con un valore economico che supera i 450 milioni di euro, oltre 6.500 ettari di superficie vitata rivendicata a DO e IG e 14 denominazioni riconosciute, il comparto bresciano dimostra una forte identità territoriale e una significativa capacità di competere sui mercati, anche in una fase congiunturale complessa. È questo il quadro che emerge da Vinitaly 2026, la principale manifestazione internazionale del settore, in programma a Verona dal 12 al 15 aprile, dove Coldiretti Brescia è presente con una delegazione guidata dalla presidente Laura Facchetti, impegnata in visita agli stand delle aziende vitivinicole del territorio.
Alla 58ª edizione della fiera, la provincia di Brescia è rappresentata da 73 cantine, affiancate dagli stand istituzionali dei principali Consorzi di tutela – tra cui Franciacorta, Lugana e Valtènesi – oltre alle altre denominazioni rappresentate anche dall’Ente Vini Bresciani. Una presenza ampia e articolata che testimonia la vitalità del tessuto produttivo e il ruolo strategico di Vinitaly come piattaforma di confronto e promozione internazionale.
Sul fronte del mercato, il vino bresciano evidenzia segnali di tenuta: nel 2025 i volumi hanno registrato una lieve flessione (-3%), compensata da una crescita del prezzo medio (+0,7%) e da una vendemmia superiore del 4% rispetto all’anno precedente. Un dato che conferma la capacità delle imprese di difendere il valore della produzione anche in un contesto di consumi meno dinamici.
Resta centrale il tema dell’export, che continua a rappresentare un asse fondamentale per lo sviluppo del comparto, ma che oggi si confronta con uno scenario internazionale più incerto, tra rallentamento delle vendite e impatto dei dazi statunitensi. In questo contesto, Vinitaly diventa per le aziende un momento chiave non solo commerciale, ma anche di analisi e riposizionamento sui mercati globali.
A livello territoriale, le denominazioni bresciane confermano una forte vocazione internazionale. Franciacorta chiude il 2025 con un export in crescita del +5,3%, sostenuto da mercati strategici come Svizzera, Giappone e Stati Uniti, mentre il Lugana DOC raggiunge una quota export del 65% su una produzione di oltre 27,5 milioni di bottiglie.
Il quadro nazionale resta però sfidante: nel 2025 l’export di vino italiano si è attestato a 7,78 miliardi di euro (-3,7%), con una contrazione più marcata sul mercato statunitense, dove incidono le dinamiche dei dazi e le tensioni internazionali.
«Il vino bresciano – sottolinea la presidente di Coldiretti Brescia, Laura Facchetti – rappresenta un esempio concreto di come qualità, identità territoriale e capacità imprenditoriale possano fare la differenza anche in contesti complessi. Le nostre aziende stanno dimostrando grande resilienza, puntando su innovazione, sostenibilità ed enoturismo. Vinitaly è un’occasione fondamentale per rafforzare relazioni, aprire nuovi mercati e raccontare il valore autentico delle nostre produzioni».
Sul tema dei mercati internazionali e delle criticità legate al commercio globale interviene anche il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini: «È fondamentale difendere il valore del vino italiano sui mercati internazionali, contrastando barriere e dazi che penalizzano le nostre imprese. Serve un impegno forte a livello europeo per garantire reciprocità negli scambi e tutelare un settore strategico del Made in Italy,che non è solo economia ma anche identità, cultura e presidio dei territori».