6 Aprile 2020
Coronavirus, basta fake news sulle stalle italiane

Mentre nelle stalle italiane si lavora a pieno regime per garantire le forniture di latte e carne alle famiglie italiane, il crollo dei livelli di inquinamento nella pianura padana per il blocco della circolazione delle auto e la limitata operatività delle industrie smentisce una delle principali fake news sull’impatto ambientale dell’allevamento.

Lo afferma Coldiretti nel sottolineare che l’emergenza coronavirus ha fatto emergere la centralità dell’attività di allevamento italiano per non far mancare le forniture alimentari alla popolazione, in un momento di difficoltà per i trasporti e per i transiti alle frontiere. I livelli di inquinamento si sono fortemente abbassati e, dopo oltre un mese di restrizioni i livelli di biossido di azoto si sono ridotti chiaramente. Lo dimostrano le immagini del satellite Sentinel 5 del programma europeo Copernicus, gestito da Commissione Europea e Agenzia Spaziale Europea (Esa).

Stalle italiane, una risorsa circolare

Smascherata la fake news sulle reali responsabilità dell’inquinamento dell’aria, vanno anche condannati i fantasiosi tentativi di trovare un collegamento, del tutto inesistente, tra l’attività di allevamento nazionale e l’epidemia coronavirus, come purtroppo ipotizzato anche da qualche trasmissione televisiva pseudo scientifica, rischiando il pericoloso effetto di screditare e depotenziare la capacità produttiva nazionale e di favorire le speculazioni.

Un settore che al contrario alimenta economie circolari con la produzione di letame e liquami indispensabili per fertilizzare i terreni e alla base dell’agricoltura biologica. Un comparto, il bio, che detiene la leadership europea in termini di numero di aziende ma anche la produzione di energie rinnovabili come il biogas.

"La carne e il latte italiani nascono da un sistema di allevamento che per sicurezza e qualità non ha eguali al mondo, consolidato anche grazie a iniziative di valorizzazione messe in campo dagli allevatori, con l’adozione di forme di alimentazione controllata, disciplinari di allevamento restrittivi, sistemi di rintracciabilità elettronica e forme di vendita diretta della carne attraverso le fattorie e i mercati di Campagna Amica - dichiara il presidente di Coldiretti Ettore Prandini -. Scegliere carne Made in Italy significa anche sostenere un sistema fatto di animali, di prati per il foraggio e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado ambientale spesso da intere generazioni, anche in aree difficili".

Le difficoltà della filiera

L’emergenza coronavirus ha fatto emergere tutta la centralità delle filiera nazionale di latte e carne dopo che stalle, ricoveri e ovili si sono svuotati. La Fattoria Italia nell’ultimo decennio ha perso, solo tra gli animali più grandi, circa un milione di pecore e agnelli, oltre a quasi 800mila maiali e 200mila bovini e bufale. Un addio che ha riguardato soprattutto la montagna e le aree interne più difficili, dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori, spesso a causa dei bassi prezzi pagati per il latte e per la concorrenza sleale dei prodotti di dubbia qualità importati dall’estero.

Ogni giorno 5,7 milioni di litri di latte straniero attraversano le frontiere e invadono l’Italia con cisterna o cagliate congelate low cost in piena emergenza coronavirus, proprio mentre alcune aziende di trasformazione cercano di tagliare i compensi riconosciuti agli allevatori italiani, con la scusa della sovrapproduzione. Lo conferma un'analisi Coldiretti sui dati del Ministero della salute relativi ai primi quindici giorni del mese di marzo 2020 sui flussi commerciali dall’estero in latte equivalente. Una tendenza preoccupate che va combattuta con un adeguato riconoscimento economico e sociale di quanti hanno la responsabilità in questo momento di garantire alimenti essenziali al giusto prezzo di fronte alla difficile esperienza della limitazione delle movimentazioni e del blocco di molte attività funzionali all’allevamento come la meccanica agricola.

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