27 Ottobre 2020
Agriturismi bresciani a rischio con la chiusura serale anticipata

La chiusura anticipata alle 18 per le attività di ristorazione rischia di penalizzare ulteriormente gli oltre 155 agriturismi bresciani di Coldiretti che propongono i piatti tipici del territorio. È quanto afferma Terranostra Brescia, l'associazione promossa da Coldiretti che rappresenta e riunisce gli agriturismi, in merito alle nuove disposizioni anti contagio in vigore in tutta Italia.

“La ristorazione serale rappresenta una voce importante per il bilancio delle nostre aziende – spiega Tiziana Porteri, presidente di Terranostra Brescia –. Lo stop di un mese imposto dall’ultimo DPCM rischia di compromettere ancora di più queste attività già colpite dal lockdown della scorsa primavera e che per poter continuare a lavorare hanno recepito tutte le misure di prevenzione richieste dalle autorità competenti”.

Agriturismi bresciani: serve flessibilità

L’asporto e le consegne a domicilio sono importanti ma non sufficienti a coprire le perdite provocate dai nuovi divieti. “In questa nuova fase di emergenza - precisa Massimo Grignani, presidente di Terranostra Lombardia -, diventa fondamentale dare alle strutture la possibilità di rimanere aperte a pranzo anche nei giorni non previsti dalle autorizzazioni aziendali, senza dover ricorrere a ulteriori adempimenti burocratici. Solo così è possibile compensare, almeno in parte, le cene perse”. Bisogna poi ricordare che gli agriturismi si trovano in campagna, lontano dagli affollamenti e con spazi adeguati a tavola. Qui è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza e alleggerire gli assembramenti nelle città.

Con i nuovi limiti di orario, nel settore della ristorazione nel suo complesso si perdono 6 italiani su 10 (63%) che almeno una volta al mese mangiano fuori casa la sera. Il risultato è il drastico crollo dei consumi che mette a rischio un terzo della spesa alimentare degli italiani con un impatto sull’intera filiera alimentare nazionale che perderà oltre un miliardo di euro di fatturato per le mancate vendite di cibo e bevande nel mese interessato dal decreto.

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