6 Febbraio 2021
Vino, bene il dietrofront europeo sugli allarmi in etichetta

"Le importanti rassicurazioni verbali venute dal vicepresidente della Commissione europea Margaritīs Schinas riconoscono che è del tutto improprio assimilare l'eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità e a più bassa gradazione, come la birra e il vino. Bevande che in Italia sono diventati emblema di uno stile di vita “lento", attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi, da contrapporre all’assunzione sregolata di alcol". E’ quanto afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini nel commentare i contenuti della comunicazione sul Piano d’azione per migliorare la salute dei cittadini europei” approvata dalla Commissione europea.

L’impegno della Commissione segue le sollecitazioni del presidente Prandini, alla vigilia dell’approvazione del documento, contro il rischio di cancellare i fondi per la promozione di carne, salumi e vino prevedendo addirittura etichette allarmistiche sulle bottiglie, come per i pacchetti di sigarette.

Tutelare un settore in difficoltà

"Sarebbe pura follia – interviene Silvano Brescianini, vicepresidente di Coldiretti Brescia –, queste etichette andrebbero a penalizzare fortemente un settore già duramente colpito dalla pandemia. In questo momento cosi delicato non possiamo permettere che venga distrutto un mercato sempre più premiato dal consumatore e dalla critica internazionale che, oltre a generare indotto occupazionale importante, è salvaguardia e promozione di un territorio, dei suoi eccellenti prodotti e della sua straordinaria biodiversità".

I numeri parlano chiaro: da un’approfondita indagine svolta da Coldiretti Brescia su 103 aziende vitivinicole del territorio, emerge che dal 2019 al 2020 i volumi di vendita sono diminuiti dal 19% al 23% in base al fatturato aziendale. Da notare come nelle realtà più piccole si rilevi la perdita maggiore, dato certamente dovuto al fatto che le aziende meno strutturate hanno minori rapporti commerciali sia con l’estero sia all’interno della GDO o nel mondo Ho.Re.Ca. e risultano pertanto maggiormente penalizzate.

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